C’è un altro Dashiell Hammett, sorprendente e ancora poco conosciuto. È lo scrittore che, mentre rivoluziona la narrativa americana del Novecento, va oltre i detective e le storie criminali per raccontare l’ambizione, il desiderio, l’illusione, l’amore e il disincanto con uno stile asciutto, ironico e di precisione assoluta. Da Il cacciatore, che dà il titolo all’antologia, ai racconti pubblicati sulle più prestigiose riviste americane, fino ai soggetti cinematografici scritti per Hollywood, queste pagine rivelano un autore in continua sperimentazione, capace di fondere tensione narrativa, humour e profondità psicologica. Qui non sono gli investigatori a dominare la scena, ma uomini e donne alle prese con aspirazioni, fragilità e contraddizioni; i dialoghi diventano il motore dell’azione e ogni racconto illumina un aspetto inatteso della voce di uno dei grandi innovatori della narrativa del Novecento.
Un volume che completa il ritratto del maestro dell’hard-boiled e invita a scoprire il suo laboratorio creativo nella forma più libera e sorprendente: quella del racconto.
Dashiell Hammett (1894-1961), nato a St. Mary’s County, nel Maryland, lasciò presto la scuola e, dopo diversi lavori, entrò nell’Agenzia Pinkerton come investigatore: un’esperienza destinata a segnare profondamente la sua narrativa. Creatore di Continental Op e del leggendario Sam Spade, pubblicò il suo primo racconto nel 1922 e rivoluzionò il romanzo poliziesco americano, raccontando con uno stile asciutto e inconfondibile un’America violenta, corrotta e disincantata. Tra le sue opere più celebri figurano Il falcone maltese – da cui John Huston trasse il celebre film con Humphrey Bogart – e L’uomo ombra, entrambi all’origine di adattamenti entrati nella storia del noir hollywoodiano. Nel 1934 abbandonò la narrativa per dedicarsi al cinema e all’impegno politico; membro del Partito comunista statunitense, fu perseguitato durante il maccartismo e trascorse alcuni mesi in carcere per essersi rifiutato di collaborare con la giustizia. Provato dall’alcolismo e dalla tubercolosi contratta in gioventù, cui si aggiunse un tumore, morì a New York nel 1961, lasciando un’eredità che continua a influenzare la
narrativa poliziesca contemporanea.