Mattia Torre “Guarire con un serial Con Mastandrea vinco la sfida in corsia”

di Silvia Fumarola

Fonte: La Repubblica - 05/01/2018

Visualizza la recensione

Le note di Grande amore del Volo riempiono il reparto, la caposala canta a squarciagola. Luigi apre gli occhi, il vicino di letto, Amed sospira: «Ogni mattina ci svegliamo con il pop italiano, è impossibile guarire». Sì, il lato ironico lo puoi trovare ovunque, anche nel reparto di Urologia oncologica di un ospedale, dove s'intrecciano le vite di migliaia di sconosciuti e l'obiettivo di malati, medici e infermieri è lo stesso: "la linea verticale". Stare in piedi, guarire. S'intitola così la serie più interessante della stagione, la più curiosa, la più commovente. Dal 6 gennaio su RaiPlay, dal 13 su Rai3, in prima serata. Dalla sua esperienza ospedaliera il regista Mattia Torre,45 anni, regista e autore teatrale dotato di umorismo feroce e sensibilità rara (da Boris a Dov'è Mario? con Corrado Guzzanti), ha tratto un libro (edito da Baldini e Castoldi) e questi otto episodi di mezz'ora in cui il suo alter ego è Valerio Mastandrea, paziente operato per un tumore al rene in cerca di risposte . «Un intervento più importante di quello che avevamo immaginato, uno scasso» è la sentenza. Il primario è il medico che tutti vorremmo incontrare: umano, sensibile, rassicurante, innamorato del suo lavoro. «Ma io l'ho incontrato davvero all'ospedale Regina Elena di Roma» racconta Torre «è il professor Gallucci.


Libri associati