Fra bancomat, internet e affini siamo tutti lavoratori coatti

di Luca Gallesi

Fonte: Avvenire - 05/10/2017

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Il sistema delle informazioni digitali specula sui nostri dati e fa profitti. Il giornalista Craig Lambert denuncia: proteggetevi rendendo le vostre vite non negoziabili Tra i tanti paradossi della nostra società, come la povertà in mezzo alla ricchezza, l'illegalità diffusa nell'abbondanza di leggi, la felicità apparente di un mondo depresso, spicca l'aumento del carico di lavoro imposto ai fortunati che hanno un impiego ordinario in tempi di straordinaria disoccupazione. Non parliamo solo del mancato turnover di personale, per cui, quando un lavoratore va in pensione si distribuisce il suo lavoro ai superstiti, ma ci riferiamo alla mole crescente di lavoro "invisibile". Probabilmente non ce ne rendiamo conto, ma, quando facciamo benzina a un distributore self service o utilizziamo le casse automatiche di un supermercato e di un bancomat, oppure se, invece di un taxi, ci rivolgiamo a Uber, stiamo partecipando attivamente all'eliminazione dei posti di lavoro che spettavano rispettivamente al benzinaio, alla cassiera, all'impiegato di banca e al tassista. Lo stesso accade quando ci dobbiamo districare nell'intricato labirinto automatico dei servizi clienti telefonici che hanno sostituito la voce umana, oppure quando svolgiamo online quelle operazioni bancarie e postali che fino a pochi anni fa erano di esclusiva competenza degli impiegati delle poste o dei bancari, e ancora in tante altre occasioni quotidiane, ormai tanto diffuse che non ci facciamo più neanche caso. Ben venga, allora, la lettura di un libro provocatorio e brillante come Il lavoro ombra , di Craig Lambert (Baldini&Castoldi, pagine 318, euro 18), che svela questo vero e proprio sfruttamento della classe media, tanto invisibile quanto dannoso per ogni singolo individuo e per la società nel suo complesso.


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