I «fake»? Storia (molto) vecchia. Parola di Monaldi&Sorti.

di Stefania Vitulli

Fonte: Il Giornale - 25/08/2017

Visualizza la recensione

«I dubbi di Salaì» sfata il mito della «razza superiore» germanica. Tra falsi, complotti e un Leonardo imbranato TRA FATTI VERI E INVENZIONE È il primo volume di una trilogia: al centro il figlio adottivo del genio di Vinci POLITICA E PROPAGANDA Dalla «Germania» di Tacito deriva la teoria della purezza tedesca di Hitler Solo a leggere la lista dei comprimari del nuovo romanzo storico I dubbi di Salaì (Baldini&Castoldi, pagg. 400, euro 22; in uscita il 31 agosto) di Monaldi&Sorti, si può sbiancare: a parte Salaì medesimo, di cui tra poco vi daremo ragione e storia, troviamo Leonardo da Vinci, Papa Alessandro VI Borgia e suo nipote Cesare, Niccolò Copernico e pure l'altro Niccolò, Machiavelli. Sarebbe più che sufficiente, non fosse che tutti servono solo da sfondo a un ben più nutrito gruppo, che attraversa i secoli di storia della Germania . Intesa come il testo di Tacito, ovvero l'opera che affermava che i Germani sono moralmente e fisicamente superiori ai Romani corrotti e che appartengono a una razza pura. Proprio i principi che, dopo la rielaborazione avvenuta durante la Riforma, vennero poi accolti dal nazismo. Ora, com'è possibile ficcare tutto questo in un magistrale intreccio condito con lazzi e frizzi picareschi e un io narrante dall'ortografia improbabile e dunque gustosissima? E com'è possibile che lo scopo non sia - soltanto - una doppia e tripla ricostruzione storica, ma soprattutto l'analisi della diffusione del «fake», a partire dalla falsificazione dei documenti storici e dei manoscritti greci e latini, passando attraverso umanesimo, crisi del potere della Chiesa, Riforma protestante, continuità tra mondo classico e ideologia nazista, scoperta dell'America e complottismo? Ecco qui: intanto, I dubbi di Salaì è costruito come una raccolta di 68 lettere fittizie scritte appunto da Salaì, al secolo Giangiacomo Caprotti, nato a Oreno nel 1480 e morto a Milano nel 1524. Pittore, apprendista e ragazzo di bottega di Leonardo da Vinci e suo figlio adottivo dall'età di 10 anni, Caprotti viene soprannominato da Leonardo «Salaì», cioè il feroce Saladino, per il suo carattere incontenibile. Questa voce narrante, attraverso le lettere, racconta in prima persona le sue peripezie a un anonimo corrispondente di Firenze (che alla fine si scoprirà essere Niccolò Machiavelli) a cui deve rendere conto della sua missione.